Ecco perché siamo attratti dal male

Attratti dal male

attratti dal male

Da buon borghese quale (probabilmente) sono (almeno secondo la definizione di Wikipedia), non posso di certo elogiare i criminali. Per usare un aggettivo da film, li considero feccia (siano essi teppisti di strada, mafiosi, colletti bianchi o politici). Tutti una cosa: non riesco a capacitarmi del fatto che la dottrina penalistica investa energie e tempo nel tentativo di classificare i reati e i criminali, distinguendoli e graduando le sanzioni da applicare ad ogni caso.

Da un punto di vista teoretico è fuori di discussione che si debba tentare di personalizzare il più possibile la responsabilità penale dei singoli, senza generalizzare e senza vessare chi sbaglia con punizioni ingiuste. I fatti di cronaca fanno spesso venire un senso di sconforto nelle brave persone e, in certi casi, si vorrebbe mettere da parte l’insegnamento illuminista e – come suggerisce il Papa – dare un pugno a chi sbaglia. Lo schiaffo del padre può mettere pace e accordo, almeno in apparenza.

Trovo, in tal senso, molto interessate il pensiero che Marx esprime nel suo “Elogio del crimine”: così come il filosofo produce idee, il poeta poesie e il professore libri, è logico affermare che il delinquente produce delitti.

Il delitto, inteso come prodotto umano, può essere considerato come uno degli elementi catalizzatori dello sviluppo sociale. Osserva Marx che la commissione di delitti ha fatto sì che nascesse il diritto penale e da qui la giurisprudenza, il sistema giudiziario. Il crimine rende necessaria la polizia, le armi, gli antifurto, i giudici, gli avvocati.

Dunque, si sviluppano le scienze, l’ingegneria, il diritto. Il criminale produce anche arte: è fonte di ispirazione per la letteratura, i romanzi. Il giallo, i thriller, il noir vanno di gran moda non solo in libreria, ma anche sullo schermo (Marx non poteva saperlo però).

È interessante leggere il commento di Camilleri a questa teoria: lo scrittore prende le mosse da una tesi di un certo Mandeville – medico inglese vissuto nel XVIII sec. – per giungere ad affermare che il male porta sempre bene. Ci ricorda Camilleri che, a quell’epoca, le tesi paradossali divertivano e catturavano il pubblico. Anche persone come Marx e Adam Smith sono state influenzate da tale idea. Tant’è che l’elogio del crimine prende dichiaratamente spunto dall’opera di Mandeville.

Camilleri si spinge oltre, riportando una citazione di un vecchio film (Il terzo uomo):

Prendi, per esempio, l’Italia. Ha avuto secoli di guerre, di morti, di sangue, rovine, assassini e cosa ne è venuto fuori?
Il Rinascimento.
Prendi la Svizzera. Secoli di pace, tranquillità, serenità, armonia… E cosa ne è venuto fuori?
L’orologio a cucú.

Siamo di fronte a un paradosso: gli uomini anelano la pace e la serenità, ma sono attratti dal male. Si pensi agli “spettacoli” che si tenevano al Colosseo nell’Antica Roma. A ben guardare questo paradosso sembra parte genetica dell’essenza umana.

Anche Pino Aprile si è ispirato alla tecnica dell’esasperazione, proponendo una tesi bizzarra nel suo “Elogio dell’imbecille“, libro in cui sosteneva la tesi secondo cui l’intelligenza è uno strumento ormai desueto. A differenza degli animali, l’uomo ha avuto bisogno della ragione per sopravvivere e giungere a diventare homo sapiens sapiens. Adesso, però, il più è fatto e l’intelligenza rischia di diventare un ostacolo – secondo Aprile – alla stessa sopravvivenza del genere umano. In un incalzante scambio di battute con Konrad Lorenz, Pino Aprile trova lo spunto per elogiare (amaramente)

L’imbecillità, la quale si accomoda senza complimenti sulla buona educazione e sull’intelligenza.

A questo punto mi torna in mente il video della canzone “Ich Will” dei Rammstein – in cui i membri della band impersonano dei rapinatori che, all’uscita dalla banca, vengono acclamati da folla e giornalisti che si contendono un’intervista. Manco a dirlo, finiscono per apparire in ogni trasmissione televisiva quasi fossero idoli da emulare.

L’uomo è un essere assai curioso, se arriva a trovare del buono persino in ciò che buono non è.

Attratti dal male

Spezzone del film “Il terzo uomo”

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