Contrattazione immorale: anche nelle migliori famiglie

Contrattazione immorale

Premetto che questo non è un articolo giuridico/scientifico, bensì è una riflessione sulla bizzarria dei casi astratti che la Legge disciplina. I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari e rispettano la natura astratta (e immaginaria) della legge in commento.
Questa riflessione mi è stata ispirata da alcuni passaggi che, di recente, ho avuto modo di rileggere sul Trimarchi, nella parte inerente alle successioni. Sono, infatti, rimasto colpito dalla spiegazione delle motivazioni politiche che hanno spinto il Legislatore a istituire il divieto di patti successori (dispositivi e rinunciativi). Non tanto per la spiegazione in sé, ma per ciò che ho provato leggendo.

Di che cosa si tratta?

Il divieto di cui stiamo parlando è fissato all’articolo 458 del Codice Civile, che così recita: «È […] nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi». In parole povere, la legge con questa norma pone il caso di chi faccia progetti (e addirittura stipuli contratti) sui beni di un’eredità di un soggetto che è ancora vivo. Per fortuna, la legge, prevede che questo tipo di accordi siano nulli. Ciò significa che non hanno nessun effetto giuridico. La letteratura è piena zeppa di situazioni del genere. Non sono da meno le trame dei romanzi gialli. L’eredità è uno dei moventi classici di questo tipo di storie. Tornando alla mia lettura dei giorni scorsi, nel suo testo il professore Trimarchi scrive:

La nullità di questi patti […] vuole invece evitare una contrattazione immorale sui diritti derivanti dalla morte di altri. (1)

Su Brocardi.it si legge qualcosa di analogo: secondo gli Autori del sito la ratio legis è quella di evitare che si faccia affidamento su un patrimonio di cui non si è ancora titolari – «concludendo accordi contrari alla morale pubblica, in vista dei vantaggi economici che potrebbero derivare dalla morte di una persona». (2)

Accordi contrari alla morale pubblica: contrattazione immorale

Dunque, se qualcuno stipula un contratto, con il quale impegna il denaro o i beni che un giorno erediterà (ma che non ha ancora ereditato), compie un’azione immorale – contraria alla morale pubblica. E per questo lo Stato reagisce rendendo nullo quel contratto. Giusto! Mi vien da dire. Eppure queste idee non restano solo nei libri: c’è gente che le cova e esprime, anche. Senza pudore, senza tatto: certo si tratta solo di pensieri, di parole.
Parole e pensieri immorali, però…
E non lo dico io. Non lo dice la Chiesa. Lo dice lo Stato! Che tristezza che mi suscita cotanta malvagità: non riesco a immaginare quale coraggio ci voglia per parlare a qualcuno della sua eredità e chiederla – in anticipo – sfacciatamente. Cose da figliol prodigo. E tutto questo, in vista dei vantaggi economici derivanti dalla morte di altri: persino nelle migliori famiglie. Ma la storia ne è piena: complotti e intrighi per la successione sono sempre esistiti. E casualità vuole che oggi, mentre scrivo, si festeggi San Francesco, un uomo che ha vissuto in aperto contrasto con ogni ideale capitalista, utilitarista ed egoista.
Ciononostante, a prescindere da quanto potrò dire o scrivere, ci sarà sempre gente che chiederà senza pudore che “le venga fatto l’atto…” (come si suol dire qui in Sicilia riferendosi a un qualunque atto di trasferimento di beni e/o diritti).

Note

(1) Pietro Trimarchi, Istituzioni di diritto privato, sedicesima edizione, Giuffrè Editore, Milano, 2005, ISBN 8814121273, pag. 743-744.
(2) A.A.V.V., Articolo 458 Codice Civile. Divieto di patti successori, in Brocardi.it, a cura di Manuel Tropea, Antonianum S.r.l., Padova, consultato il 04 ottobre 2016, URL < http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-secondo/titolo-i/capo-i/art458.html >.