La sedia mancante di Giorgia Di Carlo

La sedia mancante

La sedia mancante | 2010 | Giorgia Di Carlo

Orme passi impronte Antoci e Di CarloSono già passati sei anni dalla pubblicazione di “Fede, metodo, esperienza” con Akkuaria Edizioni. Nel complesso è stata un’avventura formativa perché ho conosciuto gente nuova, ho anche viaggiato e sperimentato il mondo che ruota attorno alla cultura. Triste è, purtroppo, vedere che anche nel settore editoriale tutto si muova nella stessa direzione del denaro: da qui si sta sviluppando senza freni la devastante editoria a pagamento che pubblica oscenità.
I latini lo avevano già scoperto che «litterae non dant panem», ma ciascun uomo crede di essere eccezionale e che per lui sarà diverso.
Chiudo qui il discorso perché questo post voglio dedicarlo ad un’artista ed amica – Giorgia Di Carlo – che ha curato l’elaborazione grafica del libro. È suo il colore di copertina nonché il disegno che vi troneggia al centro, il quale è intitolato “La sedia mancante”. Lei non volle introdurre all’interno del libro una sua nota di commento al disegno – e forse aveva ragione perché sarebbe stato banale spiegarne il senso in quella sede: chi avrebbe letto il libro avrebbe potuto comprenderlo da se. Siamo stati rispettosi dei lettori.
In realtà, il concetto di sedia mancante calza a pennello con l’argomento educativo del saggio – che è ancora in vendita in tutte le librerie on-line (IBS, Amazon, Google Books, Google Play) ed è ordinabile anche da tutte le librerie tradizionali. Chiusa la parentesi pubblicitaria.
Quella sedia che manca lascia il cerchio aperto all’ingresso di nuovi membri e amici. Si tratta della rappresentazione dell’ideale di accoglienza e di comunità insito in molte realtà associative – nella specie ecclesiali quali gli Scout o l’ACR.
L’immagine rappresenta un insieme di sedie predisposte a cerchio, come si usa sistemarle in occasione delle riunioni – ma vi è la sedia mancante (appunto). Io e Giorgia siamo stati entrambi scout, dunque il disegno si rifà ai momenti comunitari del gruppo A.G.E.S.C.I.  Nicolosi I cui appartenevamo. Momenti allegri, ma anche tristi e accesi a volte. Lo sfondo non è bianco candido, ma è sporco proprio a simboleggiare quello sporcarsi le mani che, nell’esperienza Scout, diventa quotidianità: montare la tenda nel bosco, accendere il fuoco di bivacco, cucinare in aperta campagna o lungo la strada. Tutte attività che sporcano le mani e gratificano l’animo. Chi non è stato Scout crede sia follia, ma vi assicuro che si sbaglia.
Ogni sedia è diversa sia per forma, che per colore: così come ogni persona è diversa dall’altra – dentro e fuori. Così come diverse sono le scelte che operiamo. Non a caso il simbolo del Clan (ossia l’ultima branca degli Scout – dove stanno i ragazzi più grandi) è un ramo biforcuto una sorta di “Y”, in cui il cammino dritto e spensierato dell’infanzia si biforca in strade differenti: è il momento della scelta, della Partenza. La stessa Giorgia mi scrisse – al riguardo – che «anche se può sembrare sottile come “segno”, questo vuol esprimere i diversi punti di vista, la pluralità del sapere della cultura e dell’educazione stessa».
Non è stato un successo letterario, ma sono contento di aver scritto quelle cose. Non ho barattato soldi in cambio di un marchio, ma ho un’esperienza in più. Quello che spero è di non tediare mai nessuno.
Forse, senza rendercene conto, abbiamo inventato uno spunto che va oltre quel disegno o quel saggio: si dovrebbe sempre tenere uno spazio vuoto per accogliere la “sedia mancante” della nostra vita.

 

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