A che serve sfottere ogni cosa?

Sfottere ogni cosa: dobbiamo proprio farlo?

Se l’ironia serve a far sorridere: che ben venga. Ma che si fermi là. Si, perché satira e ironia sono strumenti “troppo comodi”. Internet ne è pieno, tutti sembrano essere maestri dell’ironia, del doppio senso. Personalmente tendo a diffidare da ciò che è alla portata di tutti. Lì ad un passo, infatti, c’è la banalità. Se consideriamo anche la stupidità, si finisce in un circolo vizioso, in cui tutti – persino gli stupidi – la spuntano grazie all’ironia. Tanto è sufficiente sfottere ogni cosa.

Per tagliare le gambe al proprio interlocutore e fuggire il confronto di un discorso serio, cosa c’è di meglio che cambiare campo e abbandonare la serietà? Nulla: si spiazza l’avversario, ci si sente fighi, inattaccabili e – in fin dei conti – c’è la scusa che si stia sempre scherzando.

Ma perché non cerchiamo di essere seri: sulla politica, sull’attualità. Battutine, frasi ad effetto, disegni e vignette non cambieranno nulla: avranno solo l’effetto di riempire le bacheche. Esatto, se l’ironia resta tale non serve a nulla. Così come ogni altra cosa che sia fatta fine a sé stessa (o peggio, fine a qualcos’altro – nel caso di Internet il fine sarebbero solo like e condivisioni). E se l’ironia resta immobile, sterile, sulle bacheche dei social diventa malsana. E scorre giù, assieme alle video-ricette e ai risultati della Serie A.
E a questo punto aveva ragione De Andrè, quando cantava:

Prima pagina: venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa’? Si costerna, s’indigna, s’impegna; poi getta la spugna con gran dignità.
Fabrizio De Andrè – Don Raffaè

Stessa cosa sui social: sulla home page vignette, commenti, satira e battutine sui fatti del giorno. Tutti indignati, tutti sapienti. E domani via al prossimo link.