Stato, società ed educazione civile: nuove priorità

La funzione dello Stato in un’ottica moralista

Leviatano stato etica Antoci Basilio

Lo Stato non dovrebbe essere un’entità astratta, un macchinoso e mal funzionante ente di gestione che ben poco gestisce e che alla fine risulta utile solo a registrare “entrate” e “uscite”.
Altresì non dovrebbe trincerarsi dietro lo scudo del diritto oggettivo, ma dovrebbe ispirarsi e difendere principi di giustizia preesistenti al diritto stesso.
Lo Stato dovrebbe essere, prima di tutto, un momento morale. Dovrebbe imporsi con la propria forza sull’ignoranza al fine di sconfiggerla. Per questo dovrebbe educare i suoi membri al rispetto civile, con sanzioni dure ed esemplari.
Se la gente non è civilmente e socialmente educata, non può dirsi esistente un vero ordine sociale e, senza un ordine sociale, non può esistere un ordine giuridico e, senza ordine giuridico non esiste società. Se non c’è società non c’è diritto (ubi societas, ibi ius): come può un popolo privo di educazione civile, pretendere di essere considerato alla stregua di una società? Come può accampare diritti diversi da quello dello stato di guerra?
Non può!
Ecco che la priorità dello Stato, ove questo intenda conservarsi, è di imporre il diritto, ma è quella di perseguire la giustizia. La giustizia esula dall’applicazione cieca e spesso farraginosa del mero diritto, in quanto essa si insinua nelle pieghe dell’animo e dell’agire in società. Non servono prove, testimonianze o particolari valutazioni: un comportamento antisociale, un comportamento civilmente ineducato, è tale a prescindere. I parametri dell’antigiuridicità non dovrebbero trovare applicazione in materia di etica e di morale. L’educazione alla vita sociale è la base del diritto: senza di esse non si può pensare l’antigiuridicità, perché antigiuridico è ciò che viola il diritto. E, dove non si ha una società, non si ha nemmeno il diritto.

Volontà

Alla base di queste priorità, si trova la Volontà. Lo Stato deve, infatti, avere volontà di agire per i fini di giustizia. Perché ciò avvenga è necessario che il popolo voglia la giustizia: la volontà è un atto personale che va stimolato prima in sé stessi e poi negli altri, così da renderlo un atto collettivo. La volontà collettiva diventa volere Statale. Ed è proprio questo cambio di voglia che potrà determinare il rinvigorirsi di quei valori etici indispensabili per la società. Bisogna voler onorare l’educazione, che altro non è se non un collante sociale.