Rileggendo un vecchio giornale, per caso

Sfogliando un vecchio giornale…

La scrittura serve. Innegabile è il suo valore; valore che si sublima con il passare del tempo. Prendi, ad esempio, un vecchio giornale: a molti sembrerebbe carta da riciclare. Basterebbe, però, aprirlo e leggere ciò che vi è scritto. Chiedersi: “Cosa volevano dire quegli uomini e quelle donne hanno scritto?”. A distanza di anni, questo vecchio giornale, mi ha suscitato una riflessione…

Tutte le guide che pretendono di insegnare “come si scrive” avvertono di non iniziare mai con una domanda. Anzi, specialmente nel diritto, quando si scrive un atto giudiziario, bisogna fuggire questa tecnica: non ti puoi certo rivolgere al giudice facendogli una domanda (anche se lo scopo è quello di suggerire la risposta – la tua risposta): si devono seguire altre strade, altre tecniche. Certo, è retorico e forse anche un po’ troppo comodo (ma io sono abbastanza pigro e non ho nulla contro la comodità).
Ma perché ho fatto tutta questa premessa? Perché voglio esordire con una domanda. Perciò mi chiedo (e vi chiedo): non è stato forse utile (ancora una volta) questo vecchio giornale? Anche solo per aver suscitato un pensiero? Per aver smosso un’idea?
La risposta che mi sento di suggerirvi è: “Sì!”. Per cui non si può dire che fosse poi una domanda così retorica.

MFD Notizie e don Palmiro Prisutto

Vecchio giornale MFD notizie: Antoci Basilio.

La rivista in questione non aveva nulla di accattivante: caratteri sans-serif, nero su bianco, formato A4 con rilegatura a punto metallico, nessuna immagine. Nulla di più di un vecchio giornale, sciatto e anonimo. Eppure era il primo della catasta e svettava in bella mostra sugli altri – altrettanto vecchi – giornali della sala d’aspetto. Prima o poi dovrò decidermi a far un po’ di pulizia, o quantomeno una cernita. Il titolo della rivista, nero in grassetto, era “MFD notizie”. Abbastanza criptico, almeno per il sottoscritto. Avrei scoperto solo dopo che si trattava della rivista del Movimento Federativo Democratico (oggi denominato Cittadinanzattiva). Apro una pagina a caso e mi accorgo, con piacere, che almeno nel corpo del testo i caratteri sono serif. Leggo un trafiletto, a pagina 26, in cui si parla di un aiuto prestato dal Movimento in favore di don Palmiro Prisutto.

Il caso

In breve, si riportava ai lettori il proficuo intervento di MFD per assistere legalmente questo sacerdote, reo di aver denunciato i pericoli insiti nello sbarco delle c.d. navi dei veleni nel porto di Augusta. L’attivismo del sacerdote era finito in Tribunale, in quanto ritenuto “allarmistico”. Presumo fosse stato tacciato alla stregua di “procurato allarme” o “diffamazione”: sempre questo è il ritornello. A un certo punto, ho letto con piacere che:

Il processo si è concluso con la piena assoluzione nonché con la affermazione del diritto dei cittadini ad informare e ad essere informati per il bene della collettività e della libertà di opinione.

L’utilità della scrittura

A cosa serve scrivere? Serve, senza dubbio, a lasciare traccia di noi; serve a documentare il bene che è stato fatto. Io stesso ho potuto apprezzare queste poche righe di civiltà – scritte nel 1991. Ho potuto leggere che è diritto di tutti quello di essere informati e di informare di ciò che accade intorno a noi. Da questo spunto ho avuto un po’ di curiosità e mi sono documentato su Palmiro Prisutto (che ha un nome curioso quasi quanto il mio) ed ho scoperto che ancora oggi fa notizia, poiché si erge a difesa di questa terra di Sicilia – alla quale anche io appartengo. E adesso, a mia volta, ne sto scrivendo e magari susciterò, in chi vorrà leggere, altre riflessioni. Ecco il buono della scrittura e delle parole. Alla fine, scrivendo e leggendo, noi tutti si può solo migliorare.

Note e riferimenti